"Riprendiamo a vivere, senza violenza alcuna, con la sola accettazione di concetti elementari e proprio per ciò indiscutibili. L'uomo ha solo dalla terra ciascuna delle reali possibilità. Averne rispetto chiederle di darci l'acqua e il pane, l'olio d'oliva e il vino, quant'altro è necessario per una vita serena, è l'unica via."


 

L’ideatore delle De.Co.

L’appiattimento culturale, così come la sempre più insistente dipendenza umana da modalità di vita fast life, ha condotto Gino Veronelli ad inserire nel dibattito nazionale di fine secolo e millennio lo strumento delle De.Co. per la tutela di quelli che lui amava definire “giacimenti gastronomici” d’Italia, facenti parte di un patrimonio storico e civile che affonda le sue radici nella stessa antichità umana.

Nel 1998, attraverso articoli ed editoriali pubblicati su quotidiani e riviste nazionali e la partecipazione in diversi convegni ed incontri organizzati in varie città italiane, Gino Veronelli lancia la proposta dell’istituzione della De.Co. quale mezzo di salvaguardia delle produzioni territoriali ma, soprattutto, come strumento concesso all’uomo per iniziare a «patteggiare con la terra». Da tali premesse egli inizia la sua interlocuzione con amministratori, studiosi e imprenditori aprendo, al contempo, un lungo confronto con l’ANCI.

Ancora una volta punto di riferimento della sua attività è la sua stessa impostazione ideale, imbevuta di quella matrice ideologica che l’ha accompagnato per tutta la sua vita: la “filosofia della terra”. Una concezione integra e radicale che per decenni ha portato avanti con passione e impegno civile sulle pagine di “Ex Vinis/Veronelli EV”, “Il Corriere della Sera”, “Class” e “Carta/Cantieri sociali”, apparendo sempre autentico e immediato come lo spirito della sua “creatura”, la Denominazione Comunale.

Tuttavia, l’idea della certificazione De.Co. risale al suo primo libro I vini d’Italia, datato 1959, nel quale ancor giovane auspicava l’istituzione di una denominazione di origine per i vini gestita direttamente dai Comuni, in quanto soggetti direttamente preposti a controllare che il vino fosse realmente prodotto nel territorio indicato in etichetta. All’epoca però tale iniziativa non ebbe seguito poiché era già in itinere la prima legislazione sulle denominazioni di origine, quella che quattro anni dopo regolamenterà in Italia la Denominazione di Origine Controllata (DOC).

Ma qualche decennio più tardi, nel pieno del fenomeno della globalizzazione, Veronelli rilancia con forza l’idea delle Denominazioni Comunali, dandole uno spirito ed una passione civile ben più vigorosa di quella precedente. Così alle soglie del nuovo millennio ridà attualità alla sua idea, innescando un dibattito fecondo tra scrittori, gastronomi e politici nazionali.

Egli è convinto che l’unica strada per la sopravvivenza dell’intera umanità e per le varie specie vegetali e animali sia quella di rifiutare un’alimentazione di tipo industriale proveniente da un sistema governato e controllato dalle multinazionali: un sistema per così dire interamente “globalizzato” che, supportato dai mass-media «fa consumare le stesse cose in ogni angolo del mondo, inventa prodotti alimentari con manipolazioni genetiche, insabbia i processi che gli sono mossi con la potenza del suo denaro». Poiché al contrario, «qualunque persona che rinunci ad una scelta ragionata, giorno via giorno, luogo via luogo, dei propri cibi e delle proprie bevande, condizionato da ciò che viene imposto dai mezzi di comunicazione di massa, rinuncia alla propria libertà».

Da queste spinte ideali si struttura il movimento delle De.Co., la cui linea di pensiero innesca un forte fermento ed una battaglia culturale che parte dalle comunità locali, spesso richiamate dallo stesso Veronelli in nome della difesa delle proprie tradizioni, dei propri saperi e della propria storia. Egli osserva che «in tutta Italia e soprattutto al Sud ci troviamo di fronte alla possibilità di individuare prodotti locali privilegiati che, una volta conosciuti, porteranno alla creazione e alla conferma di medie e piccole imprese locali, con la necessaria assunzione di manodopera specializzata e non, attualmente disoccupata o impiegata nelle industrie del Nord».

L’applicazione delle Denominazioni Comunali avrà delle conseguenze reali in termini economici e sociali, ossia «si assisterà - in Italia - ad uno straordinario aumento dell’occupazione, nei luoghi di nascita e di residenza, e tutto quello che verrà proposto col marchio della denominazione dei luoghi, quanto meglio determinati, costituirà un vero e proprio baluardo – vincente – contro le proposte delle colossali industrie alimentari».

Questo nuovo percorso dovrà essere perciò intrapreso «non solo chez nous, bensì nel mondo intero e soprattutto nelle terre più difficili. L’uomo vive da sempre anche nelle zone estreme - tropici, ghiacciai polari - e continuerà a viverci, solo che gli s’insegnino tutti gli apporti concessi dalle tecniche e dalle comodità moderne.

Vedremo, con gioia moltiplicata dallo stupore, realizzarsi le possibilità di lavoro ed interrompersi la tragica necessità di sradicarsi dal proprio suolo e di emigrare».
Una concezione che va oltre l’intento locale e nazionale, la sua idea di “sensibilità planetaria” affiora sempre spingendo il suo pensiero e la sua intensità intellettuale verso una dimensione forse utopica ma fortemente radicata e ancorata ad una visione reale e oggettiva della realtà.